La dieta tradizionale giapponese, nota come washoku, è stata dichiarata patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco nel 2013. Ed è sapere comune che i giapponesi, insieme a noi mediterranei, vantano le popolazioni che vivono più a lungo sul Pianeta. Ma cosa esattamente abbia reso il loro modo di mangiare meglio di tanti altri, finora non era chiaro. Dal dopoguerra in poi, la cucina tradizionale è stata poco a poco abbandonata, e le cause di morte sono cambiate in conseguenza. Per esempio sono aumentati i problemi cardiaci e l’incidenza del cancro.

Per trovare una risposta e indagare sul perché il whashoku faccia bene, un gruppo di ricercatori della  Hokkaio University e del Tenshi College di Sapporo, in Giappone, ha analizzato gli effetti sul corpo e sulla mente del riso, il principale alimento di base giapponese.

Sono state studiate 550 persone tra la mezza età (oltre i 40 anni) e l’età più avanzata. Tramite un questionario è stata analizzata la loro dieta, osservando in che percentuale mangiavano riso, pane, noodle o altri  cereali come fiocchi per la prima colazione, nei tre pasti principali della giornata. E i dati sono poi stati elaborati con equazioni che hanno permesso di capire le relazioni tra cibo consumato e salute fisica e mentale.

In particolare è stato verificato il livello della qualità della vita e del sonno, riscontrando una netta associazione con il riso, mentre noodle e pane non davano gli stessi effetti.  Il riso riduce anche l’impulsività, o per meglio dire l’incapacità di pensare sulla base di un ragionamento e pianificare, la depressione e l’insonnia.

I risultati confermano altri studi sugli effetti positivi del  consumo di riso e miso, un condimento che contiene soia gialla, orzo o riso, segale, grano saraceno o miglio, predigeriti da un fungo e fermentati. In particolare gli scienziati si sono riferiti a una pubblicazione che aveva messo in relazione il declino cognitivo, un problema attuale, con il cambiamento della dieta tra il 1960 e il 2005.

La dieta tradizionale giapponese ha un profondo effetto sulla qualità della vita, in particolare sulla vitalità, e mentale, confermano i ricercatori. E l’effetto dipende anche da quanto a lungo ciascun individuo l’ha potuta praticare nel corso della sua vita. Ma lo studio effettuato ora e pubblicato sulla rivista Plos One, ha confermato una netta correlazione tra il riso e l’indice di benessere, indipendente dagli altri componenti tipici del washoku. Miso, te verde e nato, un prodotto della fermentazione dei fagioli di soia, funzionano però da mediatori e rafforzano, contribuendo indirettamente, gli effetti del riso. Il miso aiutano a combattere la depressione e migliora la vitalità, la soia e il té verde la capacità di controllare se stessi. Ma resta il riso da solo quello che ha maggiori effetti sul sonno e sulle funzionalità del nostro corpo.

Nel corso della ricerca, che ha posto sotto esame anche altre componenti della dieta, è stato anche confermato che pane, vegetali freschi e pomodoro, introdotti dopo la fine della seconda Guerra mondiale, sono associati con una maggiore incapacità di disciplinare i propri impulsi ed essere più razionali.

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