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Perché bisogna togliere le scarpe in casa

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Camminare in camera, cucina e salotto con le stesse scarpe che usate per uscire è semplicemente disgustoso. Il verdetto di un gruppo di scienziati che studia i contaminanti domestici non lascia molto spazio a interpretazioni. Un terzo delle polveri e della sporcizia che si accumula nelle nostre case arriva dall’esterno, soffiato dal vento attraverso le finestre o – appunto – scroccando un passaggio sotto la suola delle scarpe. Ad oltrepassare lo zerbino non solo soltanto resti di foglie e batteri fecali (come l’Escherichia coli, presente nella cacca di cane e sul 96% delle suole delle scarpe), ma anche ospiti persino più sgraditi e nocivi.

FAI LA POLVERE (E MANDACELA!). Mark Patrick Taylor e Gabriel Filippelli sono chimici ambientali dell’Environmental Protection Authority dello Stato di Victoria, in Australia, e dell’Indiana University (USA). Hanno passato l’ultimo decennio a far ricerca sulle sostanze inquinanti domestiche attraverso un’iniziativa, il 360 Dust Analysis Program, che raccoglie campioni dagli aspirapolveri domestici assieme a un questionario sullo stile di vita degli occupanti di quelle abitazioni. Il catalogo di “schifezze” che ci trasciniamo al chiuso con le scarpe è più ampio di quanto si pensi.

SPORCO PERICOLOSO. Come spiegato su The Conversation, il team ha individuato, su scarpe e pavimenti, patogeni resistenti agli antibiotici (inclusi lo Staphylococcus aureus e il Clostridium difficile, all’origine di molte infezioni ospedaliere), tossine residue dell’asfalto dalle proprietà cancerogene e distruttori endocrini (cioè sostanze in grado di interferire con il sistema endocrino umano) usati per esempio nei prodotti chimici da giardino.

L’analisi della polvere raccolta nelle case di 35 diversi Paesi ha mostrato inoltre tracce di metalli potenzialmente tossici come arsenico, cadmio e piombo, in diverse concentrazioni a seconda del luogo e associati a varie attività all’aria aperta (estrazione mineraria, fusione o combustione di metalli, gas di scarico dei veicoli, semplice presenza in suoli contaminati).

Nella valutazione degli inquinanti domestici il gruppo di scienziati si è anche imbattuto in sostanze radioattive di provenienza industriale, in microplastiche spesso associate a tappeti e vernici (le fibre derivate dal petrolio costituiscono il 39% delle polveri di casa) e negli PFAS, acidi perfluoroacrilici ampiamente usati in ambito industriale, che hanno una persistenza elevata nell’ambiente e che, alla lunga, sono indicati come fattori di rischio per varie patologie. Insomma, in confronto ad altre voci dell’elenco l’E. coli passa quasi per un coinquilino accettabile.

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Valentina Romano
Ciao mi chiamo Valentina, pubblico notizie di vario genere e di vari argomenti. Mi piacerebbe interagire con voi, commentate gli articoli e vi risponderò a breve.

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