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Perché alcune persone sono immuni dal Covid?

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Entriamo nel terzo anno di pandemia di Covid ma, a oggi, esistono alcuni soggetti che non hanno mai contratto la malattia nonostante esposizioni e situazioni a rischio: come si spiega la compresenza di infezioni multiple in alcuni soggetti e totale immunità in altri?

Non solo fortuna

Esistono soggetti che non solo non sono mai risultati positivi a un test (rapido o molecolare), ma non hanno nemmeno sviluppato anticorpi specifici contro il virus (a questo proposito ricordiamo che chi non ha mai contratto la Covid19 ma ha ricevuto il vaccino, ha degli anticorpi diversi rispetto a chi è guarito dall’infezione).

Possiamo formulare una serie di ipotesi per spiegare questo fenomeno:

  1. questi soggetti non sono mai entrati in contatto con il virus;
  2. questi soggetti sono entrati in contatto con il virus ma grazie agli anticorpi presenti nel loro corpo sono stati in grado di neutralizzarlo in fretta;
  3. questi soggetti sono ‘geneticamente immuni’ al virus.

Riguardo la prima ipotesi, consideriamo che ad oggi (marzo 2022) il numero di casi ufficiali di Covid19 è di circa 470 milioni mail numero reale di persone contagiate dovrebbe essere almeno il doppio, secondo le stime conservative, e addirittura il triplo stimando per eccesso.

La diffusione, inoltre, non è uniforme nel pianeta e in luoghi come Europa o Stati Uniti esistono aree dove si stima che addirittura tutta la popolazione abbia contratto il virus almeno una volta.

Considerando questi numeri è veramente difficile immaginare che qualcuno, almeno nel mondo occidentale, non sia mai entrato in contatto con il virus.

La seconda ipotesi prevede che i soggetti immuni al virus in passato siano entrati in contatto con virus simili e posseggano di conseguenza degli anticorpi derivanti da tali infezioni pregresse che ‘cross reagiscono’, cioè riconoscono il nuovo virus sono in grado di combatterlo. Questa ipotesi è stata in voga per molto tempo ma oggi sappiamo che potrebbe spiegare solo parzialmente il fenomeno. Infatti, questa ‘cross protezione’ prevede che un soggetto entri in contatto con un virus simile al Sars-CoV2, produca anticorpi e linfociti T e, a distanza di mesi o anni, entri in contatto con il Sars-CoV2, contro il quale non avrebbe però più a disposizione gli anticorpi (che svaniscono rapidamente), ma soltanto i linfociti T e cionondimeno sia comunque in grado di combatterlo.

Questo sarebbe molto difficile perché sappiamo che i linfociti T sono coinvolti nella protezione dalla malattia severa ma difficilmente prevengono l’infezione, quindi questa seconda ipotesi potrebbe spiegare perché alcuni soggetti non vaccinati non abbiano sperimentato una malattia grave, ma difficilmente spiega perché alcuni soggetti non si siano infettati.

La terza ipotesi infine prevede che alcuni soggetti siano geneticamente poco predisposti all’infezione: questo non significa che siano totalmente immuni ma che le probabilità di contagio siano estremamente più basse. Questi soggetti possono avere particolari mutazioni o assetti genetici che rendono il virus meno capace di infettare le cellule. Ad esempio, alcuni soggetti sono praticamente immuni all’HIV a causa di una mutazione su un recettore che tale virus usa per infettare. Questa ipotesi al momento è la più probabile ed è interessante perché se si riuscisse a capire cosa rende questi soggetti immuni all’infezione, si potrebbe poi sfruttare il medesimo meccanismo per un vaccino o per un farmaco.

Va infine ricordato che se un soggetto non ha ancora contratto la Covid19 dopo due anni non significa necessariamente che sia immune. Infatti, una nuova variante come la Omicron BA.2 si è mostrata capace di infettare moltissimi soggetti, sia guariti, sia vaccinati, in virtù del suo altissimo numero di mutazioni e di infettività.

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Valentina Romano
Ciao mi chiamo Valentina, pubblico notizie di vario genere e di vari argomenti. Mi piacerebbe interagire con voi, commentate gli articoli e vi risponderò a breve.

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