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L’Italia è la più forte nella guida autonoma

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Il 7 gennaio scorso l’Italia ha vinto a Las Vegas la Autonomous Challenge, una gara tra automobili elettriche senza pilota guidate dall’intelligenza artificiale messa a punto dai team di corsa delle migliori università al mondo: la competizione è avvenuta nell’ambito del Consumer Electronics Show (CES), la più grande fiera dell’elettronica al mondo che si tiene ogni anno a Las Vegas, e ha visto sfidarsi in finale i tedeschi della Technical University of Munich (TUM) e il Politecnico di Milano del Team PoliMOVE, per la prima volta in un vero e proprio testa-a-testa (prima le automobili scendevano in pista una alla volta).

Le vetture, Dallara AV-21, sono le stesse per tutte le scuderie che gareggiano: quel che cambia è l’intelligenza artificiale che le guida. Nel nostro caso il pilota si chiamava AS.CAR.I (AutonomouS CAR Intelligence), acronimo che vuole essere un omaggio al pilota campione di F1 Alberto Ascari.

INCIDENTI DI PERCORSO. La vittoria del 7 gennaio è arrivata dopo aver sfiorato l’oro all’Indy Autonomous Challenge del 23 ottobre scorso, quando il team PoliMOVE ha battuto il record di velocità del campionato correndo a 252 km/h, e dopo aver segnato un nuovo record in una corsa in solitaria a dicembre scorso, quando la Dallara AV-21 ha superato i 283 km/h (qui sotto il video). In entrambi i casi il motore è andato in panne. Il motivo? «Stavamo andando più veloci di quanto l’auto potesse sopportare», spiega Sergio Savaresi, a capo del team: «quando toccavamo il limite, si verificava una sovracorrente che faceva spegnere il motore.» Individuato e riparato il guasto, il Team PoliMOVE è riuscito conquistare il primo posto alla finale di Autonomous Challenge del CES e guadagnare il premio da 150.000 dollari.

FINESTRA SUL FUTURO. La corsa andata in scena a Las Vegas è una prova per il futuro: da sempre gli sport motoristici anticipano le tecnologie che verranno poi utilizzate nell’industria automobilistica. «Si provano in pista soluzioni avveniristiche, magari un po’ pericolose, che si sperimentano in un contesto controllato a rischio contenuto», spiega Savaresi, che nel futuro immagina anche dei campionati dove si sfideranno uomini e macchine. Chi vincerà? Considerato che l’IA riesce a percepire il mondo a 360°, per poter competere in futuro dovremo dotare i piloti (umani) di percezione aumentata: «Non sappiamo ancora come, ma la tecnologia darà all’uomo una percezione paragonabile a quella della macchina», spiega Savaresi, «e a quel punto la mente umana e quella artificiale si sfideranno ad armi pari».

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Marco Lombardi
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