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Le tecnologie che ci aiutano a dormire meglio

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Un italiano su tre si concede meno ore di riposo di quante gliene siano necessarie e uno su sette (il 14%) ha una qualità del sonno insufficiente, secondo uno studio condotto dall’Istituto superiore di sanità nel 2020. La Giornata mondiale del sonno, organizzata dalla World Association of Sleep Medicine e giunta alla sua quindicesima edizione, si celebra il venerdì della seconda settimana di marzo (quest’anno il 18 marzo) e ha, ogni volta, con uno slogan nuovo. Per il 2022 è stato scelto il motto Quality Sleep, Sound Mind, Happy World (sonno di qualità, mente sana, mondo felice). Il rapporto tra sonno e salute è ormai consolidato, ci sono rimedi naturali per chi ha un rapporto problematico con il riposo e, a corredo, ci sono tecnologie che si prefiggono lo scopo di facilitarlo.

Le tecnologie che stimolano il sonno

Gli store di applicazioni per dispositivi mobili annoverano molte app che, mediante suoni rilassanti o sessioni di meditazione, promettono di fare addormentare chi ne fa uso. Nel 2018 uno studio coordinato dalla American Academy of Sleep Medicine ne ha prese in esame 2431, riconoscendone valide soltanto 73. Di fatto le applicazioni che producono suoni rilassanti non sono state prese in considerazione perché non soddisfano i criteri di qualità, di contenuto o di funzionalità per l’autogestione del sonno. In altre parole, nonostante il numero di queste app cresca rapidamente, sono rare quelle compatibili con i valori clinici che ne certifichino l’utilità.

Inoltre, c’è una nutrita schiera di prodotti indossabili che si prefiggono lo scopo di indurre il sonno. Tra questi figurano molti bracciali che inviano impulsi al cervello e che dovrebbero fare addormentare più velocemente e profondamente chi li indossa. Uno studio ne garantisce l’efficacia (limitatamente a una singola tecnologia di frequenza degli impulsi) ma si basa su un campione di 44 persone osservato per quattro settimane. Ci sono anche fasce da applicare sulla testa che sfruttano impulsi e vibrazioni per favorire il sonno.  Tra i prodotti non indossabili ci sono soluzioni che, oltre a un dolce sonno, promettono anche un dolce risveglio. Gadget che combinano suoni e luci che si affievoliscono quando fa buio e che tendono al climax mentre si fa giorno. Altri dispositivi simili, che fanno leva soltanto su suoni rilassanti, sarebbero discutibili. Sempre secondo uno studio però ristretto e relativo a una tecnologia brevettata, tra ascoltare questi suoni rilassanti e musica classica, non ci sarebbero grandi differenze in termini di benefici.

L’impiego di sensori è diffuso, come nel caso di quel vasto campionario di cuscini che dovrebbero fare dormire come bimbi chi ne fa uso e che, secondo chi li produce, sono il risultato di ricerche avanzate svolte da specialisti del sonno. Di fatto, un piccolo airbag posizionato all’interno del cuscino si gonfia quando i sensori rivelano un russamento, spostando leggermente la testa del dormiente molesto fino a farlo smettere di russare. Ci sono anche soluzioni prive di sensori: si va dai tappi per le orecchie che garantiscono maggiori attenuazioni dei suoni rispetto a quelli tradizionali fino ai gadget da attivare a mano, come The Morphee Sleep Aid, che promette di consegnare chiunque ne faccia uso tra le braccia dell’omonimo dio greco del sonno, in virtù di 200 sessioni guidate selezionabili tramite la combinazione di tre manopole. Niente cavi, niente display, nessun sensore e nessuna luce.

La britannica Kookon vende auricolari wireless che riproducono suoni rilassanti la cui intensità varia con il variare dello stadio del sonno, evinto dall’ossigenazione del sangue, i cui livelli scendono mentre dormiamo a causa della respirazione che si fa più lenta. Hanno un costo di 249 euro, non proprio a buon mercato. Chi può permettersi spese più ingenti può consultare il sito di Eight Sleep, azienda che vende coperte e materassi termoregolati che, mediante un’apposita app, si riscaldano o raffreddano in base alla temperatura del corpo. I prezzi variano dai 1800 ai 3000 dollari (dai 1630 euro ai 2720 euro).

Le tecnologie che monitorano il sonno

Anche sensori che tracciano il sonno, sempre più piccoli e performanti, sono incorporati in un numero crescente di dispositivi. Ce ne sono di indossabili, ossia una vasta gamma di smartwatch, fasce per la testa e bracciali non soltanto dei marchi più rinomati. Oura fornisce un anello che monitora la qualità del sonno. Il costo varia dai 314 ai 419 euro, a seconda non delle specifiche tecnologiche del monile ma dai materiali di cui è composto. Oltre agli indossabili ci sono anche sensori di prossimità. Tra questi Nest Hub di seconda generazione di Google che traccia il sonno della persona più prossima al display grazie a un radar che rileva respiro e movimenti e a sensori che percepiscono tosse, russamento ma anche illuminazione e temperatura della stanza.

Ci sono dispositivi che tracciano il sonno e che possono essere posizionati sotto al cuscino o sotto al materasso. Alcuni emettono anche suoni delicati al momento del risveglio.

Funzionano?

Secondo il National Center for Biotechnology Information, costola dell’Istituto per la salute americano, la visione d’insieme sulle tecnologie per il sonno è ambivalente ossia, a seconda della loro implementazione, “hanno il potenziale per migliorare o compromettere la salute del sonno collettiva e individuale”.

Cerchiamo quindi di capire cosa voglia dire “a seconda della loro implementazione”. Durante il mese di agosto del 2020, co-firmando uno studio sui disturbi del sonno con altri 15 ricercatori, il professor Ingo Fietze, responsabile del Centro interdisciplinare di medicina del sonno dell’ospedale universitario della Charité di Berlino, ha testato un sistema basato su una piattaforma di nome Firefly, sviluppata con appositi rilevatori e con algoritmi dedicati, registrando buoni risultati nell’identificazione degli stadi del sonno, della frequenza respiratoria, del russamento e dell’apnea ostruttiva. Firefly è una tecnologia che, sostiene Fietze, può anche essere integrata negli smartphone attuali e in quelli delle prossime generazioni, così come in applicazioni per speaker e tv intelligenti e in quelle per veicoli a guida autonoma.

Un report dell’azienda americana di consulenza Rock Health sostiene che il 27 – 40% di chi ricorre a dispositivi indossabili si stanca di farne uso durante la notte, o perché scomodi o perché i risultati desiderati tardano a concretizzarsi. La mancanza di studi su vasta scala e la scarsa evidenza di principi clinicamente accettabili (su cui si è concentrato il professor Fietze) suggeriscono che queste tecnologie abbiano ancora molta strada da fare per raggiungere un’elevata efficacia. La loro scarsa praticità – con riferimento particolare ai tracciatori indossabili – pure non inficiando sulla loro attendibilità, è comunque indice della necessità di trovare soluzioni di monitoraggio che non debbano essere aderenti a una parte del corpo.

Come fa notare un articolo che, l’Università di Padova, ha dedicato al tema dei disturbi del sonno, le cause sono sia di tipo fisico sia di tipo psicologico. Nella prima categoria rientrano tanti fattori: di genere, di anagrafe, ormonali (la secrezione di melatonina, per esempio) o legati all’ossigenazione del sangue o all’alimentazione. I fattori piscologici includono ansia, stress o depressione. Osservando il fenomeno insonnia nella sua più ampia eziologia, risulta plausibile che i dispositivi per il monitoraggio del sonno siano utili per lo studio clinico del fenomeno. Il libro sulla reale efficacia degli stimolatori del sonno, invece, sembra ancora da scrivere, utilizzando però tecnologie più evolute e mirate.

La questione display

Monitor e display tendono ad attivare il cervello e a bloccare la secrezione di melatonina, “ormone del sonno” che viene stimolato dal buio. Fare uso di dispositivi mobile per conciliare il sonno rischia di non essere la mossa più azzeccata. Anche gli e-reader hanno effetti negativi sui cicli sonno-veglia, con l’eccezione dei dispositivi e-ink (electrophoretic ink, inchiostro elettroforetico) che imitano l’effetto dei libri stampati e che non impattano sulla qualità del sonno.

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Marco Lombardi
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