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La Nuova 500 elettrica amata all’estero

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La Nuova 500 elettrica, una delle bandiere del made in Italy all’estero. Ogni cento vetture che escono dai cancelli dello stabilimento di Milafiori di Torino, 76 sono dirette oltre confine, mentre 24 rimangono in Italia. Il successo della vettura iconica del marchio Fiat si ripete anche per la versione Bev, modello che per Eligio Catarinella, country manager Fiat & Abarth, “guida la transizione energetica in Italia”. Il dirigente del gruppo Stellantis, nonostante i dati di mercato pessimi dell’ultimo trimestre con un calo a marzo delle vendite di elettriche e la situazione complessa, tra crisi dei microchip e conflitto in Ucraina, è contento dei numeri del marchio:

“Sono molto soddisfatto dei risultati commerciali nei primi tre mesi dell’anno che confermano la leadership di Fiat”. E la 500e merita un’analisi a parte: “Ha registrato l’anno scorso 1.500 immatricolazioni in Italia, dove è stata la zero emission più venduta, e 11mila a livello globale. Dal lancio a fine 2020 sono state oltre 50mila le immatricolazioni”, spiega Catarinella. Una vettura che piace alle donne? In linea generale sì, quando si tratta di endotermico, ma la versione elettrica ha meno appeal. Dal pubblico femminile la mobilità elettrica deve essere ancora compresa. Anche nel primo trimestre 2022 la 500e ha offerto buone performances. “E aspettiamo gli effetti dei nuovi incentivi statali perché il sostegno del governo è fondamentale, come la crescita delle infrastrutture, l’aumentare del numero di colonnine”. In Italia sono meno di 30 mila, la metà della Germania e un terzo della Francia.

L’occasione, per fare il punto della situazione, è una visita a Mirafiori, stabilimento dove si concentra tutta l’attività legata alla 500e. Fabbrica, come ha sottolineato il ceo di Stellantis, Carlos Tavares, che sarà uno dei punti centrali del gruppo nella corsa all’elettrificazione delineata dal piano “Dare Forward 2030”. E rimarrà l’unico impianto da dove uscirà la piccola di casa Fiat quando cesserà di essere prodotta la vettura con motore endotermico. Nel complesso trovano spazio il Battery Hub, dove le batterie saranno assemblate, e Lab, oltre all’impianto Vehicle-to-Grid, che permette uno scambio di corrente tra la rete e le vetture collegate evitando sprechi. Nella storica fabbrica del gruppo nato dalla fusione di Fca e Psa, su due turni, lavorano 1.300 operai sulla piccola di casa Fiat che si alimenta con la spina. “La 500 è stata il nostro passato, ora è un’icona che ci porta nel futuro – dice il direttore del plant, Luigi Barbieri – oggi lavoriamo su due turni, ma la linea è molto flessibile, siamo pronti ad accogliere qualsiasi richiesta che giunga dal mercato”.

La fabbrica torinese è pronta a scommettere sul suo futuro. La parte di lastratura, verniciatura, montaggio e magazzino logistico coprono uno spazio di 737 mila e 500 metri quadri, di cui oltre 451 mila coperti. Reparti dove lavorano 2.695 dipendenti. Sulla linea della 500e negli ultimi 3 anni sono stati investiti 700 milioni e l’elettrico muta anche la produzione: l’alta tensione elettrica richiede particolari cautele, così è nato l’High Voltage Manager, figura che identifica il responsabile di specifici parametri di sicurezza nella fase produttiva finale in cui la vettura viene alimentata e la tensione nei cavi è di 400 volt.

Sono stati adottati nuovi sistemi dal punto di vista della sicurezza, ad iniziare dal miglioramento dell’ergonomia del lavoro, e del processo, come il Manufacturing Execution System (Mes). Un software grazie al quale è possibile monitorare gli ordini e controllare in tempo reale la qualità anche dei fornitori esterni. I team leader delle diverse aree della linea di montaggio hanno la possibilità di interagire con il sistema dal proprio smartphone. L’elettrico cambia anche la qualità dell’aria in fabbrica: non ci sono, ovviamente, gas di scarico e gli aspiratori a terra nella fase finale della linea sono stati disattivati. Così come i rumori sono ridotti al minimo.

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Marco Lombardi
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