L’informazione è ormai chiara per tutti: il cibo che mangiamo può influire molto sulla nostra salute, sia in senso negativo, ma anche in senso positivo. Una nuova ricerca dell’Università dell’Iowa (Usa) aggiunge però una precisazione piacevole. Proprio nel momento in cui ci stiamo per dedicare ai banchetti delle feste si scopre che c’è una precisa connessione tra cibo e mente, in particolare sulla capacità di pensare coerentemente anche quando saremo anziani. E la sorpresa è che non si tratta della solita frutta o della verdura, note come super salutari, ma di qualcosa che a volte guardiamo con sospetto, anche se fa molto piacere: il vino e il formaggio, due alimenti che già di solito accoppiamo per provare piacere.

I ricercatori hanno infatti scoperto che mangiare formaggio in modo regolare, bere poco vino a ogni pasto e anche mangiare una volta alla settimana carne di agnello (ma questo non vale per altre carni), aiuta a essere più lucidi e a tenere lontano ogni decadimento cognitivo, compreso l’Alzheimer. In particolare il vino agisce nel presente, mentre il formaggio previene i danni acquisiti con l’età.

Già studi precedenti avevano dimostrato che formaggi a bassa percentuale di grasso, come la mozzarella e altri prodotti caseari come lo yogurt, aiutano il nostro cervello. Mentre la panna e formaggi più lavorati e industriali possono portare a un risultato contrario.

L’effetto del formaggio è più evidente in persone che non hanno una storia famigliare di demenza. Il che significa che probabilmente non è in grado di evitarla in chi è geneticamente predisposto. Per il vino vale invece l’opposto: ha il potere di agire anche se esiste la potenzialità di perdere la testa.

Gli studiosi, per ora, non hanno indagato sulle cause. Per il formaggio tutto potrebbe dipendere dal contenuto di calcio, vitamina B12 e alcuni lactopeptidi che è già stato riscontrato abbiano conseguenze positive sugli adulti. Inoltre contiene anche numerosi tipi diversi di batteri che possono influenzare la flora batterica intestinale, cosa che, è stato dimostrato, può modificare sia l’umore che le capacità cognitive.

Per il vino potrebbe dipendere dai flavonoidi o dal fatto che, come sostiene Gordon Shepherd dell’Università di Yale nel libro Neuroenology, quando beviamo un bicchiere di vino non lo mandiamo semplicemente giù, ma lo assaporiamo, annusiamo, guardiamo, coinvolgendo numerosi sensi e attivando diversi processi neurali e motori. Impegniamo dunque il cervello in un’attività molto più complessa di quanto sembri, e questo lo costringe a mantenersi attivo.

Per effettuare lo studio sono stati raccolti i dati di 1.787 adulti attraverso la Biobank inglese, un data base pubblico e consultabile da tutti che conserva informazioni genetiche e di salute di 500 mila inglesi. Ai partecipanti selezionati sono poi stati proposti due questionari. Il primo riguardava la dieta e chiedeva quale fosse l’apporto quotidiano di cibo e bevande, tra cui frutta secca e fresca, verdure crude e cotte, pesce, carne come pollo, maiale, mucca e agnello, pane, cereali, te, caffè e alcolici. L’esame è stato condotto per dieci anni. Il secondo questionario invece riguardava l’intelligenza. E’ stato condotto in tre periodi diversi, a distanza di tre anni, e puntava a capire quanto veloce fosse il pensiero.
Gli scienziati però hanno anche verificato i danni del sale. Consumarne troppo non fa bene, ma in particolare chi rischia l’Alzheimer farebbe bene a evitarlo il più possibile.

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