La plastica è uno dei materiali più inquinanti. Ormai, ridotta in particelle microscopiche, è arrivata ovunque, comprese le nevi dei ghiacciai himalayani. E’ entrata nel ciclo biologico di moltissimi animali e viene mangiata anche da noi umani: uno studio commissionato dal World Wildlife Fund ha scoperto che ne ingeriamo più di 5 grammi per settimana, ed è di questi giorni la notizia che le microplastiche sono state trovate persino nella placenta umana.

Un rapporto di Break Free From Plastic, un movimento internazionale che punta a liberarsi di questo materiale ha trovato i principali colpevoli: sono Coca Cola, Pepsi e Nestlè, seguiti da Unilever, Philip Morris, Colgate Palmolive.

Quello che resta dei loro prodotti che vengono acquistati in tutto il mondo, è il principale responsabile del degrado di terra e mare.

Ogni anno 15 mila volontari analizzano le marche presenti nei rifiuti. Quest’anno hanno collezionato 346.494 frammenti in 55 Paesi. E grazie a tappi,  etichette, scritte, sono risaliti alla loro provenienza. Coca Cola è il numero uno e da solo colleziona più di quello che proviene dai secondi due in classifica, ovvero Pepsi e Nestlè. 13,834 resti con il suo logo sono stati trovati in 51 Paesi. La compagnia produce tre milioni di tonnellate di plastica ogni anno, equivalenti a 200 mila bottiglie al minuto. Pepsi è stata trovata in oltre 5 mila pezzi in 43 Paesi, mentre Nestlè in oltre 8 mila in 37 Paesi.

I dati sono tutti in crescita rispetto alle indagini compiute negli anni scorsi.

Per Coca Cola è meglio riciclare le bottiglie che passare all’alluminio

In marzo, Tearfund, un’agenzia internazionale di soccorso e sviluppo cristiano, ha scoperto che Coca Cola, Pepsi, Nestlé e Unilever sono gli autori di un inquinamento da plastica pari a 500 mila tonnellate in Paesi poveri. 

Nella classifica di  Break Free From Plastic compaiono anche Modelez International, un produttore di snack, Mars, Procter and Gamble, Perfetti Van Melle, produttore di caramelle.

Ci sono però delle differenze regionali: in Cina per esempio Nestlè batte Coca Cola, e in Sudamerica arriva prima la Pepsi.

Ancora più allarmante è la valutazione che questo tipo di plastica monouso potrebbe raddoppiare entro il 2030, e triplicare entro il 2050.

La plastica è uno dei problemi ambientali più gravi del momento. D’altronde viene fabbricata con il petrolio, e fa parte dello stesso tipo di contaminazione. Rimane al suo posto per migliaia di anni e nel frattempo emette tossine che ammalano piante e animali. Nonostante negli ultimi vent’anni siano stati fatti sforzi notevoli per cercare di mitigarne l’impatto, obbligando tutti a riciclarla e cercando di introdurre il divieto della monouso, la sua produzione continua a salire. Nel 2018 ha raggiunto i 360 milioni di tonnellate, il 3,2 per cento in più rispetto all’anno precedente, metà delle quali sono per oggetti usa e getta, come sacchetti, bicchieri e cannucce. Oltre 8 milioni vengono scaricate negli oceani. I prodotti che vengono raccolti più di frequente sono prima di tutto i sacchettini con cui vengono vendute merendine e caramelle, cosmetici e salse come il ketchup, poi i mozziconi di sigarette, seguiti da bicchieri e tazze, bottiglie per le bibite, fogli di protezione per gli alimenti, contenitori di detergenti, shampoo e creme. Quest’anno sono comparse anche molte mascherine e guanti.

Mentre nei Paesi del nord, dove c’è una raccolta organizzata di rifiuti, si nota di meno, in quelli del sud è visibile ovunque.  Per produrla viene consumato 14 per cento della produzione di olio e gas mondiale. Le stime prevedono che aumenti del 40 per cento entro il 2030.

Secondo la Environmental Investigation agency e Greenpeace, la quantità di oggetti confezionati in plastica è in aumento progressivo. Oltre il 91 per cento di tutti i rifiuti plastici non vengono riciclati e o vanno agli inceneritori o finiscono in natura. Per l’anno prossimo si stima che oltre 500 miliardi di bottiglie verranno vendute e 450 miliardi non verranno riciclate.

Nonostante le pressioni degli ambientalisti, Coca Cola all’inizio di quest’anno ha annunciato che non abbandonerà le bottiglie di plastica perché i consumatori le desiderano. In ogni caso la maggior parte delle multinazionali coinvolte sta cercando di indossare un abito verde.

Sette dei principali inquinatori, Coca Cola, Pepsi, Nestlè, Unilever, Mondelez, Mars e Colgate Palmolive si sono riuniti nel New Plastics Economy Global Commitment, una iniziativa che propone di cambiare il sistema della plastica. I firmatari però si sono limitati a ridurre l’uso della plastica vergine dello 0,1 per cento.

Nelle dichiarazioni che rilasciano ai media, si dimostrano sempre tutti molto preoccupati per i danni che possono provocare, ma il loro impegno si limita a usare più prodotto riciclato, o a cercare di fare in modo che ogni bottiglia venga restituita. Pepsi ha avanzato la possibilità di avere un servizio di ricarica. Nonostante gli sforzi però si tratta comunque di una enorme quantità di articoli che, sia che siano di plastica riciclata o no, viaggiano e finiscono ovunque perché non costano nulla, hanno poco valore e li abbiamo sempre considerati spazzatura, invece di capire che sono memorie che restano e danneggiano. 

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