Tredici esperti internazionali inviati in Cina dall’OMS per indagare sulle origini del coronavirus SARS-CoV-2 sono atterrati a Wuhan giovedì 14 gennaio. Le autorità cinesi hanno imposto loro due settimane di quarantena, prima che le indagini, invocate da un anno e ostacolate a più riprese da trattative e ritardi nei visti, possano finalmente iniziare.
 
Altri due scienziati del team sono invece stati bloccati all’ultimo minuto a Singapore perché positivi al test sierologico che ricerca gli anticorpi al coronavirus, pur essendo negativi ai tamponi. L’OMS ha fatto sapere che tutti i membri del team si erano sottoposti a diversi tamponi e sierologici nei rispettivi Paesi prima di partire, e che gli esami erano risultati negativi. Le analisi degli anticorpi sui due esperti fermati saranno ripetute in attesa che si possa sbloccare la situazione.
 
Un portavoce del governo cinese ha dichiarato che gli esperti dell’OMS procederanno a uno “scambio di vedute” sull’origine del virus con le controparti in Cina, senza chiarire che tipo di accesso a eventuali prove verrà concesso. Intanto, proprio in queste ore la Cina registra il primo decesso ufficiale per CoViD-19 da maggio 2020 – nella provincia dell’Hebei, dove è di recente scoppiato un nuovo focolaio di covid.
 
Qui sotto la notizia originale, La Cina nega l’ingresso agli esperti dell’OMS, del 7 gennaio 2021.


Il 2021 avrebbe dovuto aprirsi con la missione internazionale degli scienziati dell’OMS a Wuhan, come parte di un’indagine per accertare le origini del nuovo coronavirus e le circostanze che gli hanno permesso di passare all’uomo. Ma la Cina starebbe ostacolando l’ingresso degli esperti con lungaggini burocratiche: l’ha pubblicamente denunciato – con una mossa inconsueta a livello diplomatico – Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

UN PROBLEMA DI VISTI. In un incontro con la stampa a Ginevra martedì 5 gennaio, Ghebreyesus si è detto “molto contrariato” per il fatto che la Cina non abbia ancora finalizzato i permessi per l’arrivo del team, «dal momento che due membri hanno già cominciato il loro viaggio e altri non sono riusciti a partire all’ultimo minuto». All’origine del pasticcio ci sarebbe una mancata approvazione del visto, che ha costretto un rappresentante dell’OMS a tornare indietro dopo essere stato respinto e un altro a ripiegare in un Paese terzo in attesa di chiarimenti.

NON CI SIAMO CAPITI… Nel ribadire che la missione è una sua priorità, l’OMS ha fatto sapere di essere in contatto con ufficiali cinesi per velocizzare la procedura. La Cina, per bocca del portavoce del Ministro degli Esteri Hua Chunying, ha detto alla BBC che potrebbe esserci stato qualche fraintendimento e che non occorre leggere troppo tra le righe. Ha anche precisato di essere al lavoro per “concordare una data” per l’avvio delle ispezioni. Prima di questo “strappo” le relazioni tra l’OMS e il Paese di presunta origine della pandemia erano parse più distese, improntate a una reciproca collaborazione.

IN ALTO MARE. Quella che dovrebbe iniziare è la seconda fase di un complesso studio sull’origine del virus a cui gli scienziati cinesi lavorano già da alcuni mesi. Le operazioni dovrebbero partire proprio dal mercato di Wuhan, primo contesto di super diffusione del virus – se non il luogo in cui il patogeno ha compiuto il salto di specie arrivando ad infettare l’uomo. Ma più tempo passa, più le indagini sono complicate.

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