Negli ultimi 10 anni, Amazon ha aumentato i propri investimenti pubblicitari globali da 592 milioni a 11 miliardi di dollari. Una cifra destinata a crescere ancora. Anche perché con ogni probabilità è sotto la voce marketing che verranno inseriti i 240 milioni di euro messi a bilancio per aggiudicarsi – in Italia, per i prossimi tre anni – la miglior partita di Champions League del mercoledì. In pratica, dalla prossima stagione il colosso dell’ecommerce trasmetterà “sempre la partita di una squadra italiana presente nei gironi e, in caso di qualificazione, fino alle semifinali”.

D’altra parte per Amazon si tratta di mettere sul piatto poco più di qualche nocciolina: solo le società di diritto italiano del gruppo fatturano 4,5 miliardi di euro, più dei 2,9 miliardi di Mediaset e dei 3,3 miliardi di Sky Italia. Tradotto: con un chip, Bezos mette un piede nel calcio live anche in Italia.

Ancora non è chiaro se le partite saranno comprese nel pacchetto base di Amazon Prime da 36 euro l’anno o se richiederanno un incremento della spesa; gli addetti ai lavori, però, sono convinti che la Champions sarà gratis per gli abbonati italiani. Per almeno due ragioni.

Il fondatore di Amazon Jeff Bezos

La prima è puramente industriale: il consumo della televione on demand è cresciuto del 60% dall’inizio della pandemia e solo in Italia – secondo un report di Ey – si contano 10 milioni di abbonamenti (a fronte di 6,8 milioni di sottoscrittori) sommando Netflix, Timvision, Infinity (Mediaset), Now Tv (Sky), Amazon Prime Video, Eurosport Player, Dazn e Disney+. Troppi operatori per pochi abbonati: probabile che, quindi, si vada verso una progressiva concentrazione del mercato. E Amazon non ha alcuna intenzione di cedere il passo. Ecco perché nei prossimi anni sarà cruciale aumentare la conoscenza e l’utilizzo di Prime Video: molti abbonati al servizio non sanno neppure di avere accesso a contenuti televisivi gratuiti – così come spesso ignorano l’esistenza del canale musicale.

In questo senso, la Champions League può essere un grimaldello molto più efficace del campionato italiano: si tratta di un prodotto esclusivo e non condiviso con altri operatori e interessa, soprattutto, le grandi città, quelle dove è attivo anche il servizio di spesa online e di consegne veloci. Insomma, un’operazione di marketing – a basso costo per Amazon  – che potrebbe avere ricadute positive anche sulle vendite online.

Il secondo motivo, invece, riguarda l’immagine di Amazon. Grazie al meccanismo di royalties che trasferisce gli utili oltre le Alpi, le società di diritto italiano di Bezos, lo scorso anno, hanno girato al fisco tricolore appena 11 milioni di euro – il gruppo tuttavia sottolinea che il carico fiscale diretto nel nostro paese sia pari a 85 milioni: cifra che però comprende anche gli oneri contributivi sugli stipendi dei dipendenti. Insomma in un momento di crisi con milioni di lavoratori in cassa integrazione e il rischio di una pioggia di licenziamenti a partire da aprile dell’anno prossimo, offrire la Champions League gratuitamente agli abbonati Prime potrebbe essere un investimento capace di migliorare l’immagine e la reputazione del gruppo.

Sullo sfondo resta poi la concorrenza con Netflix e lo spauracchio dello sbarco sul mercato anche di Apple Tv: in attesa delle mosse degli altri operatori, Amazon si porta avanti per cercare di consolidare il proprio gradimento tra i clienti. Secondo Comscore Sensemaker ha un indice di gradimento di 7,92 contro l’8,16 di Netflix.

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