Mettere il telefono sotto carica prima di andare a dormire è un gesto così usuale che neanche ci stiamo a pensare, anzi quando ce ne dimentichiamo gli ‘effetti’ al mattino sono sgradevoli soprattutto se si ha davanti una giornata dura. Eppure tenere in carica il dispositivo per più ore del necessario può nuocergli, riducendo i cicli di scarica della battery da 500 a 150. Sarebbe quindi raccomandato non alimentare la batteria durante la notte, ma come fare se alla sera lo smartphone è scarico?

Sudebe in un articolo aveva già affrontato la questione consigliando buone pratiche per far durare di più la batteria, ma se c’è risposta a tutto manca ancora il come gestire la situazione di notte, poiché è impensabile che ci si svegli apposta per staccare la presa dalla corrente arrivati al 100%. La quasi totalità dei device che utilizziamo supportano batterie al litio, complicate da smaltire e per la cui produzione vengono impiegati un milione di litri d’acqua per ogni chilo realizzato.

Sarebbe quindi buona norma per l’economia ambientale globale limitarne l’incremento, ma il condizionale è d’obbligo viste le continue polemiche di cui i colossi della telefonia si sono resi protagonisti nel corso degli anni. Basti pensare allo scandalo Apple del 2017, quando la mela morsicata ‘svelò’ di essere intervenuta con dei nuovi aggiornamenti sul sistema operativo che limitassero la performance dei modelli vecchi, invitando all’acquisto dei nuovi. Tant’è che l’anno dopo il gigante di Cupertino promosse un’azione di marketing mondiale abbassando il prezzo per la sostituzione originale di una batteria Apple da 79 a 29 dollari.

Ma non è bastato. Proprio qualche giorno fa la multinazionale è stata condannata al pagamento di una multa da 113 milioni di dollari nella causa che l’ha vista scontrarsi con oltre 30 stati americani per il caso passato alla cronaca come BatteryGate. La sanzione doveva essere da mezzo miliardo ma i giudici nell’iter processuale hanno accolto le istanze della difesa ridimensionando l’importo. Anche in Europa l’azienda ha avuto guai con la legge per la storia delle batterie con inchieste sia in Italia (da parte dell’Antitrust) che in Francia.

Ma made in Italy è anche una realtà imprenditoriale che ha provato a dare risposta al sovrautilizzo della batteria in fascia notturna mettendo a punto un vero e proprio ‘salva vita’: quando esso viene collegato al caricabatterie di qualsiasi device, gestisce autonomamente la ricarica del dispositivo. Il progetto si chiama Witty e ha partecipato al DigithOn 2020 classificandosi tra le migliori 25 startup d’Italia.

Come funziona Witty?

Quando si raggiunge il 100% di ricarica, W. evita che il caricabatterie continui a tenere la tensione di fine carica a 4.35V, raddoppiandone così la durata della vita utile. È adatto a ogni charger provvisto di una porta USB di tipo A. La tecnologia funge da battery saver grazie a una ricarica lenta e controllata. Si consiglia inoltre di alimentare il device da spento o in modalità aereo nel caso si tratti di smartphone o tablet.  Nei dispositivi iOS – per far sì che funzioni – è necessario disattivare l’opzione “ricarica ottimizzata”.

Se la batteria del dispositivo risulta già usurata, al mattino si potrebbe trovare il device ad una percentuale di carica di poco inferiore al 100%, spiegano dalla società. Ma Witty non scollega il device dalla rete elettrica non appena compare il 100% sullo schermo: lo fa solo quando il circuito al suo interno rileva che il fabbisogno energetico del dispositivo è stato raggiunto. Di norma lo Shut Off avviene in un lasso di tempo compreso tra i 10 ed i 30 minuti dopo aver raggiunto il picco di carica.

Gli ideatori di Witty hanno espresso con fantasia il concetto di deterioramento notturno dovuto al seppur minimo ma presente voltaggio di fine carica, commentando che “È come se dopo aver gonfiato un palloncino lo si continuasse a mantenere in pressione per far sì che non si sgonfi”.

L’ASO (Automatic Shut Off) è un innovativo strumento in grado di evitare l’usura che si genera durante il caricamento notturno. Testata e realizzata all’interno dei laboratori dell’Università di Roma La Sapienza da un team di ingegneri elettronici, meccanici e gestionali, la tecnologia ASO è adoperata da Witty che non solo si autoalimenta e non richiede batterie, ma che dopo aver disconnesso il dispositivo dalla corrente si spegne e non si riaccende finché non si ripreme il pulsante. W. non funziona con i nuovi caricabatterie di tipo C, ma si può continuare ad utilizzarla servendosi di un adattatore che converta l’USB in tipo A.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui